La Cina ha scoperto l’America: Pechino 2008 e il senso della storia

Le Olimpiadi di Pechino 2008 hanno rappresentato un momento importantissimo per la storia culturale della Cina. Il simbolismo dell’apertura al mondo di un Paese prima isolazionista e oscurantista (va ad un altro momento la riflessione su quanto si sappia tuttora di alcune questioni interne cinesi) è stato fortissimo. E si è anche tradotto nei fatti con l’ingresso in un sistema economico globale di quella che è diventata la maggiore potenza economica mondiale. In un evento così osservato, la Cina ha anche avuto l’occasione di raccontare la propria storia al resto del mondo. E in questo modo, ci ha dato l’occasione di riflettere sulla malleabilità della Storia e delle possibilità di ripensarla per evidenziare idee particolari.

Che nello specchio del passato si vede ciò, che ha da essere ed in quello del futuro ciò, che fu

António Vieira

I cinque cerchi durante la cerimonia di apertura

Lo sport nei miei ricordi

Il primo ricordo sportivo della mia giovane vita è Stefano Baldini che vince l’oro nella maratona ad Atene 2004. In realtà quello che mi rimane sono solo le luci dello stadio Panatinaiko nella notte greca. Anche i Mondiali del 2006 sono, nella mia testa, un insieme di suoni confusi (solo mia sorella di due anni e mezzo resistette in piedi per supplementari e rigori).

Del 2007 è la mia prima partita allo stadio, la partita perfetta, semifinale di Champions League Milan-Manchester United; 3-0, Kakà, Seedorf, Gilardino. Ricordo San Siro con la sua atmosfera magica, ma anche qui la cosa più chiara che mi venga in mente sono le luci e il rumore. Questo per dire che il primo evento sportivo che ho seguito con coscienza piena sono state le Olimpiadi di Pechino, nell’estate del 2008.

Ricordo piuttosto chiaramente gli otto ori di Michael Phelps e l’inizio della dominanza assoluta di Usain Bolt sulle gare di velocità maschile. Ricordo la vittoria di Roberto Cammarelle nel pugilato dei pesi supermassimi e la sconfitta in finale di Clemente Russo nei pesi massimi, così come il record del mondo di Federica Pellegrini nei 200 metri a stile libero femminili e l’oro – adesso controverso – di Alex Schwarzer nella marcia.

Dieci anni dopo, ho avuto modo di rincontrare un evento che pensavo di conoscere, quasi familiare, visto sotto una luce diversa. Qui ho provato a mettere insieme le cose che hanno dato nuovi significati ai miei primi ricordi del mondo dello sport.


Lo stadio Nido d’Uccello di Pechino, costruito appositamente per i Giochi del 2008

8/8/08

Le Olimpiadi si aprono l’8 di Agosto 2008, alle 8:08:08 di sera; sì, l’8 è un numero fortunato in Cina: viene associato a fortuna e prosperità. E in effetti per il Paese e per il suo Comitato Olimpico questi Giochi sono un successo sotto molti punti di vista. La squadra cinese colleziona 48 medaglie d’oro, quindi il primo posto nel medagliere della competizione. Si tratta della prima (e, per ora, unica) occasione in cui un Pese asiatico si sia piazzato primo nelle graduatorie di un’Olimpiade.

In effetti, per il mondo asiatico questi grandi eventi sportivi stanno adempiendo ad una necessaria funzione di messa in mostra. Tra Pechino 2008 e PyeongChang 2018, Tokyo 2020 e i Giochi Invernali del 2022 sempre nella capitale cinese (è da vedere quando saranno possibili questi ultimi due eventi), tutta una parte del mondo ha avuto e sta avendo l’occasione di presentarsi allo sguardo di tutti. E torneremo anche dopo su come la Cina abbia utilizzato questa possibilità per parlare di sé.

In effetti, un’Olimpiade rappresenta moltissime potenzialità per il Paese ospitante. Ci sono i guadagni economici che arrivano da turismo, sponsor e pubblicità. C’è la spinta alla riqualificazione di infrastrutture e trasporti, con che dà modo di generare occupazione e, idealmente, di migliorare la vivibilità futura della città in questione. La Cina, con le Olimpiadi di Pechino 2008, è riuscita secondo ogni opinione ad ottenere un grande successo economico ed organizzativo. Ma in un mondo globalizzato, che si sta aprendo sempre di più, è fondamentale anche la possibilità per un Paese di raccontare sé stesso a tutti gli altri.


La Cina e il mondo

Non è molto che la Cina si è aperta al mondo, all’economia di mercato e che ha reso possibile l’enorme e fitta rete di scambi che costituisce il sistema in cui viviamo. E il Regno di Mezzo (così si traduce quasi correttamente Zhōngguó) è anzi arrivato a far sentire il proprio notevole peso sul commercio globale.

Da un lato, la Cina si è reinventata come centro della produzione di beni che vengono appunto ogni giorno nelle vite di quello che possiamo chiamare Occidente. D’altra parte, ai cinesi è arrivata la moda europea e nordamericana e i pochi che riescono a permetterselo provano a costruire il loro stile di vita intorno ai modelli che gli arrivano dalle altre parti del mondo.

Dopo la parziale apertura, all’economia di mercato e alle relazioni globali, la concezione cinese dell’identità nazionale ha subito processi interessanti. L’incontro con il resto del mondo è stato una novità per intensità e reciproca dipendenza, e ha portato a un ripensamento dell’idea di Cina anche in termini di opposizione e competizione con quel blocco semi-unitario Occidentale – che non manca e non ha mancato di rendere evidente la propria convinzione di essere superiore. Anche per questo, la Cina ha cercato nel suo passato elementi che la potessero sostenere simbolicamente nel presente.


Una danzatrice durante la cerimonia di apertura dei Giochi

Il senso del passato

Nel 2015, lo storico francese Serge Gruzinski ha pubblicato “L’histoire, pur quoi faire?” (tradotto in italiano come “Abbiamo ancora bisogno della storia?“). Nel libro, Gruzinski riflette sulle capacità e sull’utilità della riflessione storica nel mondo contemporaneo, globalizzato, dove si incontrano tra loro pluralità di storie e narrazioni. Insieme a ciò, il tema è anche il passato da rivendere, cioè la manipolazione della storia, la sua sistemazione e presentazione sotto luci particolari, spesso per un fine ben preciso. Le Olimpiadi di Pechino 2008 in questo senso sono un’occasione esemplare per riflettere sulla questione.

La cerimonia di apertura dei Giochi è stata affidata a Zhang Yimou, grande regista, con il gravoso compito di rendere un’immagine degna della Cina nello scenario mondiale del XXI secolo. Zhang è riuscito in un evento sicuramente spettacolare, ed è interessante guardare cosa ha raccontato. La cerimonia, infatti, dà spunti per riflettere sul ruolo in cui piò volersi pensare la Cina contemporanea, così come sul rapporto in continua evoluzione tra due mondi.


Continuità e discontinuità

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi del 2008 affronta direttamente e approfonditamente il rapporto tra Occidente ed estremo Oriente. Questa divisone in due poli, tanto criticata perché prodotto di un’ideologia coloniale, viene ripresa in maniera chiara da Zhang, anche se senza esplicita aggressività. L’idea che viene trasmessa è ripresa esattamente da un modo di pensare il mondo studiato in maniera esaustiva e altrettanto screditato.

Jean-Loup Amselle, antropologo francese, ha scritto sulla questione il libro Logiche Meticce, dove indaga sull’eredità culturale del concetto europeo di Stato-nazione. Secondo Amselle, con lo sviluppo di quest’idea, in concomitanza con le idee romantiche, gran parte del mondo ha introiettato una concezione per cui gli abitanti di un territorio rimangono sempre uguali con il passare del tempo. I concetti chiave sono quelli di continuità temporale (quindi di identità nel tempo) e discontinuità spaziale (l’idea che i confini siano materiali, rigidi, fissi e che, soprattutto, realmente dividano le persone).

L’idea di meticcio, studiata da Amselle in Africa Occidentale, mostra come le società umane siano caratterizzate da grande discontinuità e da continue mescolanze e meticciati. La stessa Cina, questo impero che pensiamo immutabile per millenni, ha vissuto dominazioni diverse e prodotto concezioni culturali varie e diverse.

La Cina è da sempre stata al centro di enormi reti di scambi commerciali e culturali, e l’identità del popolo cinese è sempre stata differenziata, nel tempo e nello spazio. E sicuramente l’opposizione Est-Ovest non rende giustizia ai contributi che Europa, Africa e Asia hanno dato l’un l’altro per millenni. Per renderci conto di quanto porosi siano in realtà i confini che immaginiamo, possiamo pensare al fatto che il Cristianesimo nestoriano arrivò in Cina già nell’ottavo secolo.


La Cina ha scoperto l’America?

Ospitare i Giochi Olimpici significa evocare la storia

Pierre de Coubertin

Nella sua rappresentazione celebrativa, Zhang Yimou prende molto da quello che abbiamo visto. Sicuramente riprende l’opposizione polare Oriente-Occidente; anzi racconta la storia della Cina attraverso tanti temi costruiti nell’immaginario degli stranieri. Per esempio utilizza le più famose invenzioni cinesi (la carta, la bussola…), usando una la via familiare con cui gli europei hanno pensato la Cina fin dal Rinascimento. Fa suo anche il concetto di continuità temporale e legge la grandezza del suo Paese nella continuità tra presente e glorioso passato imperiale.

E fa uso di una figura che indica anch’essa una volontà di confronto. Zheng He, ammiraglio cinese del XV secolo, viene presentato nella Cerimonia nel suo supposto ruolo di scopritore dell’America. Secondo un libro di Gavin Menzies del 2002, Zheng He sarebbe arrivato sulle coste americane nel 1421, ben prima della spedizione di Cristoforo Colombo. La tesi è stata ampiamente confutata, ed è da notare come anche in questa situazione venga ripresa l’idea per cui l’America dovesse essere “scoperta dalla civiltà” per acquisire importanza storica.


Indipendentemente da chi sia arrivato per secondo in America dopo gli Americani quindi, ci rimangono delle riflessioni interessanti. Abbiamo potuto vedere il livello a cui i diversi angoli del mondo interagiscono tra loro. E questo sia nel senso della continua e storica mescolanza tra persone, sia per come la rappresentazione di sé stessi possa passare attraverso idee che arrivando dall’altro. Le Olimpiadi di Pechino 2008 sono state un evento storicamente importante, anche se con tutte le loro polemiche. Sono state simboliche per indicare un momento di svolta fondamentale nella storia recente. E sono state significative nel mostrare la complessità rapporti tra parti del mondo e di come questi evolvono.

Spesso c’è molto nascosto dietro un evento sportivo. Sicuramente c’è più di quello che resta con uno sfocato ricordo d’infanzia.