La lucida follia di Nick Kyrgios

A pochi giorni dal suo venticinquesimo compleanno, Nick Kyrgios dà sempre più l’idea di vivere in un limbo. Da una parte c’è Kyrgios, tennista fenomeno che quando è in giornata dà filo da torcere a chiunque, top 10 o top 5 che sia. Dall’altra c’è Nick, la persona piena di fragilità emotive, che vorrebbe vivere una vita normale e stare con la sua famiglia. Quella che prova fastidio per i riflettori.
Dal conflitto interiore di Nick Kyrgios emerge la figura di un ragazzo fenomenale con la racchetta, con una testa molto più che calda, ma con un cuore enorme. Sulla prima frase, la conferma ci arriva dai fenomeni di questo sport. Sulla seconda, le ‘mille e una’ multe inflitte dai vertici dell’ATP. La terza frase, Nick ci tiene a confermarla con i fatti.

Nick Kyrgios agli Australian Open, 2019

Not your average tennis player: dalla passione per il basket al circuito ATP

Che Nick Kyrgios non sia un tennista nel senso classico del termine, oramai lo si è capito. Anzi, ad essere onesti, in comune con gli altri tennisti ha solo il fatto di tenere una racchetta in mano.
Quella maledetta racchetta, peraltro, lui nemmeno la voleva. Nick voleva una palla a spicchi e un canestro. Voleva essere come Michael Jordan.
Mamma Nill, però, aveva un altro progetto in mente. Lei aveva descritto, nella sua mente, la posizione di Nick nella volta celeste del tennis. Ma al giovane Nick, di cosa pensasse la madre, importava relativamente. Il ragazzo aveva l’ossessione per quel cerchio a mezz’aria. Lui sarebbe diventato un cestista. Sì, lui sarebbe stato come Mike!

Il problema è che la madre aveva ragione. La racchetta è, per Nick, una naturale estensione del braccio. Quando decide di giocare, dipinge tennis. Ogni suo swing è un quadro di Tom Chambers. Quando mette il piede sull’acceleratore, ha degli acuti da teatro dell’opera. E poi è imprevedibile: ci sono momenti in cui è più facile vincere al lotto che indovinare quale sarà il prossimo colpo di Nick.

In pochissimo tempo, Nick diventa uno dei maggiori prospetti del circuito Juniores. Esordisce, nel mentre, anche fra i grandi, proprio a casa sua, in Australia. Casa, il posto a cui è più legato.
Sì, perché mentre la sua carriera prosegue – con qualche titolo collezionato qua e là nei tornei ATP – la nostalgia di casa diventa sempre più grande. Non è cambiato molto, quel Nick poco legato al tennis. Per sua diretta ammissione, è molto più divertente stare con gli amici a Canberra. Prendere un ice coffee, fare due tiri a basket. Allenarsi non gli interessa granché. A dire il vero, Nick non ha nemmeno un coach.

The Dark Side of The Nick: il lato oscuro di Kyrgios

Arriviamo, così, all’altro lato di Nick. Il lato problematico, a larghi tratti menefreghista. C’è il Nick bad boy. Quello che dice sempre ciò che pensa, senza filtro.
“Kokkinakis banged your girlfriend mate, I’m sorry to tell ya mate”, disse a Wawrinka.
“I just feel like he has a sick obsession with wanting to be liked. He just wants to be like Roger [Federer]”, ha detto di Djokovic.
“He is super salty”, riferendosi a Nadal.
Un trash-talker di primo ordine. Come è usanza nel basket, mica nel tennis.
E poi ci sono le racchette spaccate. Quella sedia lanciata in campo agli Internazionali di Roma. E il record ATP per la multa più salata che si sia mai vista: 113.000 dollari. Piccoli fulmini, nel temporale emotivo di Nick.

Tuttavia, sarebbe un grande errore credere che Nick non si renda conto del temporale che gli imperversa dentro. Nick vive in un costante sogno lucido, dove è ben cosciente della situazione attorno a sé. A volte, sembra semplicemente incapace di evitare che la situazione degeneri, come se ad agire fossero forze esterne al suo volere.

Nick Kyrgios con la specialità di casa: la racchetta spaccata.
Australian Open, 2016

Come detto, lui non è il tennista convenzionale che siete abituati a vedere. Essere posato gli costa fatica. Il suo modo di vivere il tennis è assolutamente non canonico. Spesso viene definito entertainer, intrattenitore.
Effettivamente, quando Nick decide di giocare, non è un entertainer qualunque. È l’entertainer per antonomasia.
Il ragazzo è un pozzo senza fondo di circus shot. Le sue frasi urlate al cielo – quelle non ingiuriose, si intende – sono esilaranti. Quando decide di coinvolgere il pubblico, mostra perché tanti fan lo adorano.

Nick, il buon samaritano

La parte più bella di Nick emerge, tuttavia, lontano dai campi da tennis. Perché “ci sono molte cose più importanti dello sport”. E per quelle cose importanti, Nick combatte a tutta forza.
Facciamo un passo indietro, al luglio del 2019. L’Australia va letteralmente a fuoco. Il Nuovo Galles del Sud, regione che circonda quasi interamente l’Australian Capital Territory, sede di Canberra, è un rogo senza fine. Le conseguenze si sono rivelate chiaramente drammatiche. Vite umane e animali sono state spazzate via a velocità impressionanti. “Sembrava un’apocalisse”.

In quel momento, Nick ha sentito il bisogno di fare qualcosa. In fondo quella è casa sua, la sua terra.
Duecento dollari donati per ogni ace servito quella stessa estate. Presto, tanti altri tennisti aderiscono all’iniziativa. Nick ha dato al mondo del tennis un esempio da seguire. È arrivato primo dove gli importava di arrivare primo.
Non si risparmia un attacco alla classe politica australiana, sicuramente colpevole di aver agito in ritardo.
“I believe that as athletes, the amount we can help with has no limit. We don’t even have a choice; we have to chip in”. Sostanzialmente, Nick afferma di essere un privilegiato, di avere una posizione di rilievo. Crede che chiunque sia nella sua posizione debba aiutare e lui per primo si mette in gioco.

“El mundo cambia con tu ejemplo, no con tu opinión

Paulo Coelho

Non molto tempo fa, l’ha fatto di nuovo. Tra i tanti, tantissimi problemi causati dal Covid-19, il colpo più duro lo hanno subito le classi meno agiate. Non siamo ai livelli degli States, ci mancherebbe. Ma anche l’Australia ha dovuto fare i conti con questa dinamica.
Nick, con un post su Instagram, si è offerto di aiutare chi ha meno possibilità. Niente donazioni a fondi, niente manifestazioni stavolta. Si offre di portare da mangiare a chi ne ha bisogno,di persona, “no questions asked”.

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Ha pensato anche ai suoi colleghi, in questo periodo. Quelli che con il tennis non fanno una vita da milionari. Si è subito schierato a favore del fondo di solidarietà da parte dell’ATP. Ne ha criticato i tempi d’attesa lunghi, certo. Ma il suo punto di vista è ben evidente nella polemica con Thiem, che invece non è particolarmente d’accordo con questa idea.
“Non capisce il punto”, dice Nick, “i giocatori più forti vengono pagati tantissimo”. E poi ancora “è una questione di aiutare laddove si può, professionisti o meno”.
Aiutare. È una questione di principio.


Nel breve ma lungo percorso di Nick ci sono stati mille dossi. Tante critiche, da chi lo considera una sciagura per il tennis. Spesso, lui non ha nemmeno provato a smentirle. Le ignorava, al più rispondeva a modo suo.
La sua risposta vera era lì, in quei gesti per la sua comunità. Il bene, fatto senza domande, perché avere un motivo o un altro per far del bene non fa differenza. Nick sa bene chi è e anche la differenza che può fare nel mondo. E non si vergogna di mettersi a nudo, quando crede che sia giusto farlo.
E credo che, di un tennista così diverso dagli altri, il tennis ne aveva – e ne ha – grande bisogno.