Lewis Hamilton: nato per correre

Dal giorno in cui ha iniziato a correre, Lewis Hamilton ha sempre rincorso il sogno di essere come Ayrton Senna. Il papà, un bonario caraibico di nome Anthony, ha dovuto ipotecare la casa e fare tre lavori diversi per permettere al figlio di gareggiare sui kart.
L’incredibile talento di Lewis, unito alla sua voglia di non mollare nemmeno nei momenti più difficili, diventano il combustibile del suo successo.

Quando a dieci anni dice a Ron Dennis – patron della scuderia McLaren – che un giorno avrebbe gareggiato sulle sue vetture, sembra solo un bambino con una grande capacità di fantasticare. Pochi anni dopo, viene messo sotto contratto dalla McLaren stessa, nell’ambito di un progetto di supporto per giovani piloti.

Presto si ritrova gareggiare sulle monoposto, vincendo e convincendo con relativa facilità.
Il suo approdo in F1 è altisonante: nel suo primo anno arriva secondo nella classifica piloti, dietro a Kimi Raikkonen. Nel suo secondo anno, diventa campione del mondo, al tempo il più giovane di sempre (nel 2010 toccherà a un altro fenomeno, Sebastian Vettel, migliorare questo record).

Da allora diventano sei i titoli mondiali, dietro al solo e unico Michael Schumacher. Ma oltre ai motori, la personalità di Lewis Hamilton risulta incredibilmente poliedrica. Nutre molteplici passioni, che vanno dalla musica alla moda, l’arte e il cinema. Soprattutto nutre un grande interesse verso la questione del surriscaldamento globale, che ha cercato di combattere a modo suo.

I primi anni

Registrato all’anagrafe come Lewis Carl Davidson Hamilton, il giovane ha un nome premonitorio. Lewis Carl, proprio come “il figlio del vento” che ha dominato alle Olimpiadi durante la giovinezza dell’altro Lewis. I punti di contatto fra i due sono evidenti: come Carl Lewis, anche Lewis Hamilton è nato per correre.
Il primo incontro coi kart avviene alla tenerissima età di tre anni, a Ibiza, nel 1988.
È un colpo di fulmine. Il giovane Lewis si rende conto quasi subito quanto ami quella sensazione di velocità.

Gli anni passano, nel frattempo i genitori si separano e Lewis va vivere con papà Anthony a Stevenage, nei sobborghi londinesi. Non cresce nell’oro, ma ha la grande fortuna di avere il papà al suo fianco, che diventa suo supporter, allenatore e manager. Anthony Hamilton lavora giorno e notte per permettere a Lewis di inseguire il suo sogno. Gli costruisce il primo kart, col quale Lewis comincia a gareggiare nelle categorie cadette britanniche.

Lewis Hamilton è un pilota baciato dal talento. Fa terra bruciata in tutte le competizioni in cui gareggia. Domina il campionato novice – letteralmente “dei novellini” – e alla prima gara nella categoria intermedia giganteggia, vincendo contro tutti i pronostici. Qui nasce il primo interesse di Ron Dennis in Lewis e in un altro giovane pilota, Nico Rosberg, dopo una meravigliosa gara per i campionati europei a Parma. Ron mette su un team che include i due giovani piloti, chiamato MBM da Keke Rosberg, padre di Nico. Nel 2000, Hamilton vince sia i campionati europei, che la coppa del Mondo in Giappone.

Giunge, quindi, il momento del grande salto. Dai kart si passa alle monoposto. Nel 2001, Lewis esordisce nella British Formula Renault con la Manor Motorsport.
Il primo impatto non è così felice, a dire il vero. Nulla di strano, l’unica cosa in comune tra il vecchio e il nuovo mondo di Lewis sono le quattro ruote. Ora le responsabilità sono triplicate: non è più una questione di salire su un kart e correre. È diventato un continuo confronto con meccanici e ingegneri, in un costante studio per la perfezione.

In racing there are always things you can learn, every single day. There is always space for improvement, and I think that applies to everything in life.”

Lewis Hamilton

Proprio a causa della grande differenza fra mondo dei kart e mondo delle monoposto, sarebbe intellettualmente disonesto dire che l’esperienza tra Formula 3 Euro Series e Formula 2GP sia stata tutta rose e fiori. Ai punti altissimi raggiunti, quali il dominio in Formula 3 e la vittoria del titolo di Formula 2, si contrappongono le grandi difficoltà avute con il team Manor nel 2004. Quest’ultimo anno Lewis l’ha descritto, ne “La mia storia“, come “il peggiore della mia carriera”. In questi momenti, Lewis pensa di mollare tutto. Ma papà Anthony, suo faro nella vita, lo spinge a rincorrere sempre i suoi obiettivi.
E così Hamilton prosegue dritto verso il sogno, che si concretizza, finalmente, nel 2007.

Living the dream: l’approdo in Formula 1 con McLaren

Dopo la vittoria del titolo di Formula 2 nel 2006, Lewis ha finalmente la possibilità di provare la monoposto di Formula 1. La sua guida nel test è attenta e ragionata, ma anche vivace e piena di adrenalina. È un test nel pieno stile Hamilton e, come tale, impressiona tutti. In un battito di ciglia, il bambino che correva sui kart si trova nella lega motoristica più famosa al mondo.

Il suo primo anno in McLaren è da incorniciare. Guida la classifica piloti per gran parte della stagione, cedendo solo all’ultimo in favore di Kimi Raikkonen. In ogni caso, la sua stagione di esordio lo vede diventare il debuttante con più podi consecutivi (9), con più punti (109) e con più vittorie (4) a pari merito con Jacques Villenueve.


L’anno successivo, per Lewis va ancora meglio. Alza di uno il numero di podi e vittorie rispetto all’anno precedente, portandoli rispettivamente a dieci e cinque. Giunti al Gran Premio del Brasile, ultima gara dell’anno, la storia assume toni epici.

La situazione di classifica recita Hamilton primo, con 94 punti, e Massa secondo, con 87 punti. Il Mondiale è apertissimo e la pole position di Felipe Massa aggiunge ancora più pepe alla vicenda.
Se Massa dovesse vincere il Gran Premio, basterebbe che Hamilton arrivasse oltre la quinta posizione per vedere il brasiliano trionfare. Effettivamente, Massa vince il Gran Premio e, all’ultimo giro, Hamilton è sesto. Nel frattempo, una fitta pioggia si è abbattuta sul circuito di Interlagos. Davanti ad Hamilton ci sono Vettel e Glock, in quinta e quarta posizione. All’ultima curva dell’ultimo giro, Vettel e Hamilton superano entrambi Glock, che non aveva eseguito il cambio gomme e stava correndo con le gomme da asciutto.

Lewis Hamilton alla vittoria del suo primo titolo, 2008


Con questa vittoria al cardiopalma, Hamilton diventa il più giovane a vincere un mondiale (come detto, Vettel ha poi migliorato il record nel 2010) e anche il pilota ad averci messo meno stagioni a vincere un Mondiale a pari merito, di nuovo, con Villenueve – per ovvi motivi, la prima stagione assoluta del 1950 non è inclusa nel calcolo della statistica –.


Nel quadriennio successivo, le cose non sono altrettanto brillanti per Hamilton. In un mix di problemi di natura tecnica e problemi personali, pur riuscendo comunque a vincere almeno un Gran Premio ogni anno, Lewis non va mai oltre il quarto posto in classifica piloti.
Nel 2012 annuncia con grande stupore il suo passaggio a Mercedes al posto di Schumacher, ormai sulla via del ritiro, in quello che può romanticamente sembrare un passaggio di testimone.

Il passaggio a Mercedes e la rivalità con Rosberg

Il primo anno con la scuderia della stella a tre punte è un anno di assestamento per Lewis Hamilton. Pur riuscendo a vincere il Gran Premio dell’Ungheria e ad ottenere vari podi, Lewis deve accontentarsi del quarto posto per la terza volta in carriera. L’highlight della stagione è sicuramente la sua riunione con il suo vecchio amico Nico Rosberg, che avrebbe segnato l’inizio di una grande rivalità negli anni a seguire.

Con il passaggio a Mercedes, Hamilton ritrova il suo vecchio amico Rosberg

Nel 2014 la musica cambia drasticamente. Vari cambi di regolamento mettono la Mercedes in una posizione privilegiata. Oltre a ciò, il team può contare su due piloti di assoluto talento in Lewis e Nico.
La Mercedes è il cavallo più quotato: con 16 Gran Premi vinti su 19 disponibili domina la classifica costruttori. Di queste 16 vittorie, 11 portano la firma tondeggiante di Lewis Hamilton.

Il primo vero diverbio fra i due piloti Mercedes ha luogo nel GP di Monaco, più precisamente durante le qualifiche. Prima dell’ultimo giro, Rosberg è in pole position, con un vantaggio di 0.039 secondi su Hamilton. Durante l’ultimo giro, Rosberg esce di pista alla curva Mirabeau, obbligando, di fatto, Hamilton a rallentare. Successivamente le indagini dichiarano che l’uscita di pista non è stata intenzionale. Di contro, Hamilton non è molto a favore di quest’ultima teoria, sostenendo implicitamente la volontarietà del gesto di Nico.
Il giorno successivo, le due Mercedes chiudono il GP in prima e seconda posizione, con Rosberg sul gradino più alto. La gara servirà soprattutto per rendere lampante che la sfida più importante, nell’anno corrente e in quelli a venire, sarà tutta in casa Mercedes.

La gara più bella dell’anno resta, però, il GP dell’Ungheria, dove a trionfare è Daniel Ricciardo. La storia nella storia è, in realtà, la mitologica rimonta di Hamilton. Durante le qualifiche, Lewis riporta problemi alla vettura, deve ritirarsi ed è costretto a partire ultimo il giorno dopo. La gara è una vetrina dell’enorme talento del londinese, che da ventiduesimo riesce ad arrivare sul gradino più basso del podio, in terza posizione. La gara è una composizione poetica di abilità e fortuna – audentes fortuna iuvat diceva Virgilio – e per questo l’audace Lewis, approfittando di qualche ingresso della safety car, non può far altro che saltare di gioia per un risultato che sembrava impensabile solo ventiquattro ore prima.
Alla fine dell’anno motoristico, Lewis torna sul tetto del mondo per la seconda volta, con 67 punti di vantaggio sul compagno Nico Rosberg.


Anche il 2015 è anno di dominio Mercedes. La prestagione è vagamente segnata dal passaggio di Vettel in Ferrari. In realtà, questo passaggio servirà solo a modificare la classifica costruttori dal secondo posto in poi, dato che il primo posto è di nuovo marchiato dalla stella a tre punte, di nuovo con 16 vittorie su 19 disponibili.
La classifica piloti è appannaggio di Hamilton, Rosberg e Vettel. A guidare i tre è, in ogni caso, sempre il britannico, che vince il titolo con il successo al GP degli Stati Uniti d’America, con tre gare ancora da disputare. Per Lewis è il secondo titolo di fila, nonché terzo in carriera.

Proprio negli States ha luogo l’ennesima sfida e l’ennesimo diverbio fra Hamilton e Rosberg. Al termine di una gara leggermente controversa, prima di uscire per il podio Rosberg tira il proprio cappello verso Hamilton. Sono sicuro che Nico si sia successivamente pentito del proprio gesto e che rimuginare sul passato sia abbastanza inutile. Resta però, questo lancio, un indicatore di come la relazione fra i due sia mutata drasticamente nel corso degli anni.

Come nei due anni precedenti, anche nel 2016 la Mercedes domina il campionato costruttori, migliorando il proprio record con 19 successi su 21 gare.
Il 2016 è, però, l’anno di Nico Rosberg. In uno scontro molto più agguerrito a livello di classifica, il tedesco porta a casa il suo primo e unico titolo in carriera. Un titolo sentito e meritato, per una persona che con tanti alti e qualche basso ha segnato un’epoca di sfide leggendarie in F1.
Cinque giorni dopo il suo trionfo, Nico dice basta. Si ritira, sancendo la fine di mille e più battaglie con l’amico Lewis. Sì, perché negli anni ci sono stati scontri e diverbi, ma i due sono rimasti amici. Una relazione strana, difficile da capire, ma sicuramente genuina.
Se ne va da campione Nico, proprio come Alain Prost nel ’93.

I tre titoli di fila e il dominio Lewis Hamilton

Il 2017 è, quindi, un anno pieno di novità per Lewis. Cambiano molte cose. In primis, la Mercedes non domina più come negli anni precedenti. Sì, vince la classifica costruttori. Ma non fa terra bruciata come l’anno prima. Cambia, ovviamente, il suo compagno, con l’arrivo di Valtteri Bottas. Ma soprattutto cambia il suo rivale principale, che diventa Sebastian Vettel.
Il tedesco è primo per la metà iniziale di stagione, ma la consistenza di Hamilton nella seconda parte lo portano alla vittoria del titolo al GP del Messico, con due gare rimanenti.


La stagione del 2018 è quella del Fight for five, così nominata perché sia Vettel che Hamilton avrebbero lottato per il loro quinto titolo, segnando una prima volta assoluta che due piloti gareggiassero in un campionato avendo vinto precedentemente quattro titoli a testa.
Sebbene la presentazione sia molto esaltante, il risultato rispetto all’anno prima non cambia. La Mercedes trionfa di nuovo nel campionato costruttori ed Hamilton in quello dei piloti, assicurandosi il titolo, curiosamente, di nuovo in Messico.


Il 2019 vede la Mercedes trionfare in 15 gare su 21 e vincere, per la sesta volta consecutiva, il campionato dei costruttori, eguagliando il record della Ferrari del periodo 1999-2004. La sfida al titolo dei piloti vede due nuovi volti in Bottas e Leclerc.
Una vera sfida non c’è mai, ad onor del vero. Hamilton è troppo superiore a tutti e chiude l’annata vincente assicurandosi il titolo nel GP degli USA, con due gare rimanenti.
È il terzo di fila per Lewis e sesto in totale. Per numero di titoli è secondo solo a Michael Schumacher e, a giudicare dalle ultime annate, non è detto che non possa raggiungere il fenomeno tedesco negli anni a venire.

Hamilton alla vittoria del suo sesto titolo, 2019

Fuori dal paddock: le passioni e l’impegno sociale di Lewis Hamilton

Quando non è in pista, Lewis Hamilton vive mille passioni diverse.
La moda è sicuramente quella a cui dedica più tempo: ha una sua linea di occhiali con Police e una collezione per Tommy Hilfiger. Proprio con quest’ultimo, la collaborazione è stata per Lewis una cosa su cui mettere cuore e anima. Con i designer ci sono stati messaggi alle due di notte. Lewis ha preso voli subito dopo un GP per andare in riunione con lo staff che si occupava della sua collezione. Ha scelto colori, design e materiali rigorosamente eco.

Perché Lewis Hamilton combatte attivamente contro il surriscaldamento globale. Le sue collezioni di moda sono tutte eco-friendly, ha investito soldi su una catena di fast-food vegana e lavora con Mercedes per modificare le auto in commercio al fine di ridurne l’impatto ambientale.

Oltre a ciò, Lewis è un grande appassionato di musica: suona la chitarra e il pianoforte e gli piace dedicare il suo tempo all’ascolto, da cui trae grande ispirazione.

È stato ed è tuttora il primo ed unico pilota di colore in F1. Lotta fermamente contro la realtà attuale, che vede le automobili come uno sport a cui può partecipare solo chi è benestante. Crede che la FIA debba creare dei percorsi percorribili in base al talento, non al portafogli. Lui sa, perché è stato nelle stesse condizioni di chi non può pagare la propria passione.


La storia di Lewis Hamilton è quella di un bambino cresciuto sui kart sorvegliato dal papà, che ha saputo sfruttare tutti gli eventi positivi e negativi per imparare. Ha dato il 100% di sé alle corse e ha ricevuto altrettanto. Continua a dare tutto se stesso per le sue passioni e per le sue battaglie.
E proprio come il “figlio del vento”, suo omonimo, Lewis Hamilton è nato per correre.

I don’t aspire to be like other drivers. I aspire to be unique in my own way.

Lewis Hamilton