Mezzo secolo di ribellione targata Andre Agassi

Perdere è semplicemente inaccettabile ma vincere non appaga l’ego. Una sconfitta dura più di una vittoria. Perdere è inammissibile. 869 gare vinte su oltre mille disputate, vincitore di 60 titoli ATP e 8 slam. Semplicemente Andre Agassi.
Andre odia il tennis. Andre ama il tennis.
Da al tennis tutto se stesso, ne riceve altrettanto. Eppure la sua vittoria più importante la ottiene dopo aver appeso la racchetta al chiodo.

Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Nemmeno lontanamente.

Andre Agassi, Open

Il bambino prodigio, che da punk ribelle diventa modello da imitare, da liceale rinunciatario a fondatore di un istituto scolastico per ragazzi in difficoltà. Semplicemente Andre Agassi.
Uno dei più controversi sportivi di sempre, un fuoriclasse indiscusso che come pochi ha saputo portare agli estremi i sentimenti di amore ed odio, di vivere la propria vita, sportiva e non, tra l’apice della fama e l’oblio delle sconfitte.

Andre Agassi, 1988

Anni ’70, anni controversi e fertili, anni di grandi nascite, di grandi scoperte, anni di genialità incisi nella storia. Sono gli anni della Microsoft di Bill Gates e della Pixar di Steve Jobs, gli anni in cui il mondo piange Jimi Hendrix, Jim Morrison e Bruce Lee. Tutto il mondo è attraversato da un grande fermento, negli USA Phil Knight fonda l’azienda dello “swoosh” Nike inc, lo scandalo Watergate porta Nixon a dimettersi e nasce Andre Kirk Agassi, uno dei più forti tennisti di sempre, capace di stravolgere il paradigma del tennista modello, Steve Jobs con racchetta.

Let it be

“Unmei no amai ito”. Il filo rosso del destino che secondo la cultura nipponica lega due anime gemelle fin dalla propria nascita. Questo sarà il tennis per Andre. Di libero arbitrio ne ha ben poco, viste le radicate convinzioni di Mike, il padre autoritario deciso a far diventare Andre il numero uno del tennis mondiale fin dalla tenera età. 

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Gaio Valerio Catullo

Alfa e Omega, inizio e fine, gli anni ’70 si aprono con la nascita di Andre Agassi e la morte artistica dei Beatles che, con Let It Be, ultimo album della band britannica, chiudono la loro epopea. In dieci giorni nasce una stella del tennis e finisce l’avventura di una delle pietre miliari della musica. Nonostante i numerosi eventi che orbitano attorno all’infanzia dell’enfant prodige, Andre vede il mondo a quadrati, attraverso la racchetta che Mike Agassi, al secolo Emanoul Aghasi, ex pugile olimpionico ossessionato dal tennis, gli mette in mano a 2 anni. Mike ha scandito ogni giorno di Andre in funzione dell’unica cosa che conta: il tennis. Mike ha tracciato la rotta del bimbo prodigio, unica fermata? Numero uno del tennis mondiale.

Il mondo intero è in fermento, Pinochet prende il potere in Cile e nel Regno Unito Margaret Thatcher è la prima donna nella storia a capo di un governo. Muore Mao in Cina. Sono gli anni floridi della musica. I Pink Floyd conquistano il mondo con The Dark Side of the Moon. Nascono i Queen. Muore Elvis.
Nel bel paese il fermento è tangibile. Il decennio si chiude all’insegna della tragica morte di Peppino Impastato, Giovanni Paolo II sale al soglio pontificio, mentre Sandro Pertini diventa il settimo presidente della Repubblica italiana.

Nel mutevole scenario del mondo targato anni ’70 l’infanzia dell’enfant prodige è nel segno di un unico obiettivo, il tennis. Andre non è un bambino come tutti gli altri, ha uno smisurato talento, è oppresso dal padre autoritario e non riesce a vivere un’infanzia comune. Ma del resto di comune in lui c’è ben poco. A quattordici anni attraversa gli Stati Uniti, destinazione Bollettini Accademy, Florida. Il piano di Mike Agassi prevede di lasciare il figlio per tre mesi all’accademia di Nick Bollettieri, per affinare il gioco di Andre.

Raramente i piani stabiliti vengono rispettati nella vita di Andre, Nick fiuta il potenziale del giovane e convince il padre a lasciarlo per un anno intero, il tutto a proprie spese. Nel sole della Florida, Andre prenderà la prima vera decisione della sua vita, abbandona la scuola al primo anno di superiori per dedicarsi esclusivamente al tennis. Andre odia il tennis. Andre ama il tennis.

A pochi di noi è concessa la grazia di conoscere se stessi, e finché non ci riusciamo, la cosa migliore che possiamo fare è essere coerenti.

Andre Agassi, Open
1986, Andre esordisce tra i professionisti

A 16 anni la rosa sboccia, Andre fa il suo esordio tra i professionisti.

Dennis Rodman con racchetta

La carriera di Andre Agassi è quanto di più lontano possa esistere da una parabola. La carriera di Andre rispecchia perfettamente il contesto storico in cui è cresciuto, una sinusoide in continua mutazione. Andre disobbedisce a tutte le leggi chimiche e fisiche conosciute, è una sostanza viva in continua mutazione, più viene compresso da forze esterne e più si espande. “La rockstar del tennis”, lo definirà John McEnroe. Si presenta ai tornei in ogni forma e colore: unghie dipinte, maglie di colori eccentrici, look stravaganti. Dennis Rodman con racchetta.

Tra il 20 maggio e il 5 giugno 1988 il presidente statunitense Reagan incontra Gorbaciov a Mosca. Si fa la storia, Andre incontra il suo destino. Stabilisce il primo di una lunga serie di record, gli bastano solamente quarantatré incontri per raggiungere il milione di dollari in premi, grazie alle semifinali negli US Open e agli Open di Francia. Entra nei primi dieci della classifica ATP. Ah, è appena diventato maggiorenne.

Andre è probabilmente la figura più controversa del tennis in cui cresce e matura. Vive in eterno contrasto con la sua nemesi, Pete Sampras, metodico tennista californiano con cui si dividerà il palcoscenico tennistico. Con questa premessa si aprono gli anni ’90, Sampras cura meticolosamente i dettagli del suo gioco. Andre no. Lui spacca racchette sul campo e impreca contro gli arbitri. Andre odia il tennis. Andre ama il tennis. I due treni collidono per la prima volta nella finale degli US Open del 1990. Sampras annichilisce Andre in tre set grazie al suo stratosferico servizio. Sarà la prima di trentaquattro epiche battaglie tra i due fenomeni.

Finale degli US Open 1990 vinta da Pete Sampras (a destra)

Toccare il fondo per darsi la spinta

Quando Andre è in fiducia è semplicemente insuperabile. Il 1995 è il suo anno. Dopo tante paranoie si denuda dell’inseparabile parrucchino e si presenta al mondo con la testa rasata. Andre è sublime, esordio negli Australian Open con vittoria in finale su Sampras, vittoria in coppa Davis con gli Stati Uniti e primo posto nella classifica ATP. Appoggi perfetti, colpo in anticipo da antesignano del tennis moderno, coordinazione oculo-manuale uscita da una storia di Stan Lee.

1996, anno di olimpiadi. Mohamed Ali, ultimo teodoforo ad Atlanta, domina il palcoscenico emotivo, viene omaggiato della medaglia vinta a Roma nel 1960 dopo averla gettata via in segno di protesta per le discriminazioni razziali. Sono le olimpiadi del gesto perfetto di Juri Chechi, Paride che uccide Achille dopo Barcellona. Quelle del figlio del vento, Carl Lewis, quattro volte medaglia d’oro nel salto in lungo, a 35 anni. Ma anche le Olimpiadi del bad boy del tennis, che si sbarazza in tre set dello spagnolo Bruguera conquistando l’oro. 

La medaglia d’oro ad Atlanta 1996

Toccare il fondo può essere confortevole perché almeno ti puoi riposare. Sai che non andrai da nessuna parte per un po’.

Andre Agassi, Open

Ah, il biennio 1997-1998. Micheal Jordan, Scottie Pippen e Dennis Rodmann regalano al mondo la nona sinfonia del basket, Ash e Pikachu emozionano milioni di bambini, Andre vince zero titoli, si infortuna, si opera, si sposa e divorzia. Tutti sono d’accordo, Andre è vicino al ritiro, a soli 27 anni.
Mai fare previsioni con Agassi, mai darlo per spacciato. Andre non solo torna, lo fa a modo suo. Diventa il primo tennista a vincere tutti e quattro gli slam, la coppa Davis e le olimpiadi, arriva in finale a Wimbledon, vince l’us open e torna primo in classifica ATP. Manterrà il primato per 52 settimane. Finito, dicevano.

L’amore cambia tutto

È più facile essere liberi e sciolti, essere se stessi, dopo aver riso con le persone che ami.

Andre Agassi, Open
Andre Agassi con la moglie Steffi Graff

Testardi come Andre, pochi. Nel tennis come nella vita. Lo sa bene l’ex campionessa e attuale moglie Steffi Graff. A nulla servirono i diversi rifiuti che Andre ricevette nel 1999. Imperterrito, il campione di Las Vegas le crea un regalo di compleanno fatto a mano mentre si trova su un aereo. E’ amore. L’amore che permetterà ad Andre di essere sereno, in campo come nella vita, l’amore che lo aiuterà a passare da campione a leggenda indiscussa.

I due si sposano il 22 ottobre 2001, non è un caso che nei due anni successivi Andre collezioni vittorie a Roma e Madrid, conquista la finale dell’US Open, persa contro il rivale di sempre Sampras, e nel 2003 vince gli Australian Open. Pochi atleti possono vantare, nella storia, un saluto come quello ricevuto da Andre Agassi il giorno del suo ritiro, uscito prematuramente dagli US Open.  Tutto l’Arthur Ashe Stadium saluta, con una lunga ovazione, l’uomo che forse più di tutti ha dato e ricevuto dal tennis. Tennista favoloso, uomo controverso. Nessuno come Andre Agassi ha saputo coniugare amore ed odio per qualcosa.

Anche se non è la tua vita ideale, puoi sempre sceglierla. Quale che sia la tua vita, sceglierla cambia tutto. 

Andre Agassi, Open

Una rampa per le stelle

Nella carriera di Andre un uomo più di tutti è stato determinante al raggiungimento del successo, umano e sportivo: Gil Reyes. Gil è, secondo gli almanacchi, il preparatore di Andre Agassi. In realtà, è molto più di questo. Gil è Virgilio per Dante. Vede immediatamente l’immenso talento dell’enfant prodige. Rinuncia al suo impiego di coach all’università per seguire in tutto e per tutto Andre. E lo seguirà fino alla fine. Sarà padre, amico e fidato consigliere. Chiederà ad Andre di salire sulle sue spalle per raggiungere il firmamento a cui è destinato.

Nei momenti più bui fino alle giornate più splendenti le possenti braccia dell’amico messicano sosterranno Andre. E Andre sosterrà Gil, nel momento in cui la figlia si sottopone ad alcuni delicati interventi che rischiano di lasciarla paralizzata i ruoli del tennista e del suo preparatore si invertiranno. Andre è la colonna portante di Gil, paga e si fa carico di tutte le necessità della piccola, per tutta la degenze, fino alla completa risoluzione del problema. Gil sarà la costante della vita di Andre costellata di variabili, sempre al suo angolo, sempre li.

Andre Agassi e Gil Reyes

Vincere cambia tutto, avere un istruzione di più

Il tennis, l’amore, il successo. Andre ha tutto, eppure sente un vuoto. Vuole fare la differenza vuole aiutare gli altri, vuole aiutare i ragazzi che crescono tra mille difficoltà, nascosti dalle luci stroboscopiche dei casinò di Las Vegas. Decide di costruire un istituto che possa accogliere i giovani ed accompagnarli per mano all’università. Vuole costruire una scuola. Lui che la scuola l’ha abbandonata a quattordici anni per giocare a tennis. Tipico di Andre. Vuole fare la differenza e siccome niente è più rilevante per un bambino dell’istruzione che riceve, si dedica anima e corpo alla creazione dell’Agassi Prep. Una scuola che possa accompagnare i ragazzi ad eccellere nella vita.

Ad oggi, Andre non più il ribelle punk, ma il fenomeno filantropo. Ha investito un miliardo di dollari nell’istruzione. 50 scuole che accolgono oltre 22800 studenti in comunità particolarmente bisognose come North Philadelphia, Newark, il Bronx, Southwest Detroit, South Dallas e North Las Vegas portano la sua firma. Il fondo Turner-Agassi ha aperto altre 15 scuole tra la fine del 2015 e il 2016, portando il numero totale delle scuole a 65, con un totale di 34 mila studenti.

Mi dico: ricordatelo. Tienitici stretto. È l’unica perfezione che esista, la perfezione di aiutare gli altri. È l’unica cosa che possiamo fare che abbia un valore o un significato duraturo. È per questo che siamo qui. Per farci sentire sicuri a vicenda.

Andre Agassi, Open

Quando cresci per tutta la tua vita rincorrendo dei record e li raggiungi, risulta difficile smettere di essere il numero uno.

Buon compleanno Andre.