Se questo è Dennis, l’uomo dietro il verme

Dietro alla controversa figura di Dennis Rodman si nasconde un uomo che nella propria vita ha lottato e spesso vinto contro numerosi demoni. Si nasconde l’uomo dietro il verme. Poche volte, quando si racconta di Rodman si parla del suo passato, dei suoi abbandoni, e delle ragioni che lo hanno portato ad essere il fenomeno indiscusso, sportivo e non, che ha dominato a Detroit e a Chicago tra gli anni ’80 e ’90.

Monsters are real, and ghosts are real too. They live inside us, and sometimes, they win.

Stephen King

Eccelso conoscitore della pallacanestro, Dennis sembra essere dotato della palla di vetro. Legge, prevede e intuisce qualsiasi cosa si muova nella sua metà campo, difensiva e non. In tenera età, dopo che il padre lo abbandona ancora bambino, insieme alla madre e alle sorelle si trasferisce a Dallas, in cerca di prospettive di vita migliori.

Dennis Rodman

Mamma Shirley cerca di non far mancare nulla al pargolo, ma non può dedicargli le attenzioni di cui il giovane ha bisogno a causa dei numerosi lavori a cui si dedica per mantenere la famiglia. Così la vita di Dennis si riduce alla ricerca di un centro di gravità permanente a cui aggrapparsi. Entra nella pallacanestro per caso, non è la vocazione a spingerlo, non è la voce interiore che spinge Kobe e Michael ad eccellere, sono le sue sorelle. Rodman inizia a giocare nei playground di Dallas per competere con le due sorelle che iniziavano ad affermarsi nel mondo della palla a spicchi.

Nel palcoscenico degli anni ’70, con il senno di poi, risulta quasi paradossale pensare a “The Worm” come un gracile e timido ragazzo continuamente sopraffatto dai suoi coetanei. Eppure il “Bad Boy” di Detroit che tutti abbiamo ammirato ha avuto una lenta maturazione, sportiva e non, che lo portano a rendersi eleggibile per il Draft Nba alla non più tenera età di 25 anni.

L’uomo Rodman

Nella storia della pallacanestro a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, se ne è detta di ogni tipo su Rodman. Si è commentato ogni suo gesto, ogni sua azione, così da far sembrare semplice descrivere la personalità di Dennis come controversa ed eclettica. Dennis è tutt’altro che semplice, è un composto di esperienze traumatiche e voglia di rivalsa che farebbero arrovellare anche la mente di Jung. Giudicare da fuori è facile. Troppo facile. Bisogna conoscere le esperienze di un uomo. Provare a farle proprie, entrarci dentro e conviverci, prima di poter dare un giudizio da spettatore.

Dennis prima di essere il sette volte miglior rimbalzista della lega è un uomo, un ragazzo che ha sofferto le pene dell’inferno a causa del precoce abbandono del padre. L’abbandono è il tema ricorrente dell’infanzia di Rodman. L’abbandono del genitore porterà il giovane ad una ricerca continua. La ricerca di una roccia su cui poggiare quando il resto vacilla, una spalla su cui piangere, un amico con cui confidarsi. Il suo primo appoggio sarà la famiglia. Le sorelle prima, che avvicineranno Dennis al basket. La madre poi, che non può soddisfare i bisogni affettivi del figlio, impegnata in più lavori per poter mantenere la sua famiglia.

In un contesto a dir poco instabile il giovane Dennis si imbatte in compagnie poco piacevoli. Si sporca la fedina penale con i primi reati minori e poco più che maggiorenne si ritrova senza un tetto sopra la non ancora variopinta testa. Shirley lo caccia di casa a seguito dell’ennesimo reato.

Nel viaggio dell’eroe arriva sempre il momento della chiamata, quello in cui l’uomo capisce di essere destinato a cose ben più grandi di quelle attuali. Se quella fosse la chiamata per Rodman non lo sapremo mai, quel che è certo è che dopo due anni inizia una nuova vita per lui.

Se per Dennis il basket non nasce come una vocazione interiore, diventa la sua missione nel momento in cui arriva la chiamata. La Southeastern Oklahoma State University gli offre la possibilità di mettere in mostra le sue doti tecniche ed atletiche nel campionato universitario fino a rendersi eleggibile per il Draft Nba a 25 anni.

Il primo padre

Raramente capita che un atleta arrivi alla massima Lega cestistica a questa età. Dennis, consapevole di avere meno tempo a disposizione rispetto agli atleti molto più giovani che entra nella lega si dedicherà anima e corpo.

La lega diventa per Rodman la possibilità di trovare la figura paterna che ha cercato per tutta la vita. Prima in Chuck Daly a Detroit, poi in Phil Jackson a Chicago. Chuck e Phil, pur ricoprendo lo stesso ruolo nella testa e nel cuore di Dennis, lo fanno in maniera molto diversa. Coach Daly fin dal primo impatto con Rodman coglie entrambi i lati di quella formidabile e controversa personalità che ha davanti. Da un lato l’intuito e l’atletismo del campione, dall’altro il dolore dell’abbandonato. Daly si prende cura di entrambi i pezzi dell’uomo, plasma il campione e lo accoglie in casa, nella sua famiglia per le cene del Ringraziamento. Dennis lo ripaga con due titoli NBA e con prestazioni difensive al limite del soprannaturale.

Rodman con coach Day

Ormai Dennis ha trovato la sua consacrazione nella vita, la missione a cui dedicare le infinite energie che madre natura gli ha donato. O almeno sembra. Rodman incontra nuovamente un suo vecchio amico, l’abbandono, che si palesa nelle sembianze della dirigenza dei Detroit Pistons.

Dopo un ciclo vincente i dirigenti iniziano a disgregare la squadra. Rodman non riesce a capacitarsi di come possano dividere quella che è stata per molto tempo la sua famiglia. Famiglia che lo ha accolto, gli ha insegnato tanto e si è presa cura di lui. Sale in macchina con una pistola carica deciso a farla finita, arriva al parcheggio dell’arena, ma il Dio del Basket ha altri piani per lui. Si addormenta ascoltando della musica e al suo risveglio è circondato da tutte le macchine della polizia che fisicamente possono entrare nell’arena. Mai come in questo caso, la musica ha salvato una vita.

Poi un giorno la franchigia ha cominciato a disgregare la squadra e mi sono sentito tradito. Ero così innamorato del modo in cui mi amavano in città che non sopportavo l’idea di perdere tutto questo. Ero solo. Non avevo nessuno a cui rivolgermi. Così un giorno scrissi un biglietto d’addio e andai al parcheggio dell’Arena. Avevo una pistola in mano, pronto a farla finita, ma per qualche motivo ho iniziato ad ascoltare musica in macchina. Erano i Pearl Jam con “Even Flow” e “Black”. Poi mi sono addormentato. Quando mi sono svegliato avevo tutta la polizia attorno a me. 

Dennis Rodman, intervista ESPN

Dopo aver sventato il tentato suicidio, Dennis prova ritrovare la retta via abbandonata nei casinò di Las Vegas nella tranquilla comunità texana di San Antonio. Viene accolto con tutti gli onori di casa dall’ammiraglio Robinson che gli propone un radicale cambio di vita secondo la dottrina cristiana. A Rodman. Sì, certo.

San Antonio non è l’ambiente per Dennis, è chiaro a tutti: media, tifosi e addetti ai lavori. Tuttavia le prestazioni di “The Worm” rimangono di una qualità altissima, accompagnate da colori di capelli che solo Picasso avrebbe potuto pronosticare. Il viaggio dell’eroe prevede sempre una sosta o una caduta prima del trionfo. La maglia nero-argento sarà solo il preludio dell’immortalità sportiva di Dennis Rodman.

Rodman, Phil e il dio del basket

Mai nella sua vita, Dennis aveva incontrato contemporaneamente due personalità polarizzanti come nella sua avventura a Chicago: Michael Jordan e Phil Jackson. Entrambi gli insegnano tanto, in modi estremamente diversi. Michael con l’esempio, Phil ignorandolo. Tutto si può fare con Dennis, di certo non lo si può ignorare. Impensabile ignorare un uomo che ha avuto una relazione con Madonna, sbancato tutti i casinò di Las Vegas, dipinto i capelli di ogni colore che l’iride umana riconosca e sposato se stesso. Nessuno, tranne Phil.

Rodman e Phil Jackson

Jacskon instaura un legame mistico con Rodman, che va oltre il semplice rapporto allenatore-atleta. Phil e Dennis condividono l’amore e la conoscenza per la cultura nativa americana. In una chiacchierata nel suo ufficio Phil lo definisce “Heyoka”, figura assimilabile al buffone del villaggio dai nativi americani, un uomo che per natura deve fare tutto al contrario rispetto agli usi e ai costumi, ma nonostante susciti ilarità nella comunità è molto rispettato e temuto per i poteri che gli vengono attribuiti. L’unico potere di Dennis è quello di raccogliere ogni palla viaggi nelle sue vicinanze, coglie il messaggio di Phil e si guadagna il rispetto di Mike e Scottie con i quali guadagnerà tre titoli consecutivi nella Windy City e l’immortalità nella letteratura sportiva.

Rodman e Michael Jordan

Come si concia o cosa dice non mi interessa. Abbiamo imparato a convivere con lui e ad accettarlo perché, anche se ogni tanto la sua mente si perde, non c’è nessuno che si butta come lui nei lavori più duri in campo. Con le sue stranezze, siamo qui a festeggiare il 2° titolo consecutivo.

Michael Jordan

Ampiamente giudicato, criticato e osannato, Dennis è stata una figura, cestistica e non, dello sport. Tanti atleti sono stati avvicinati a lui per i modi. E’ stato social prima dell’invenzione dei social, ha unito folle che si radunavano per tifarlo e diviso addetti ai lavori per le sue bravate. E’ una figura controversa, ma non bisogna fare l’errore di rinchiuderlo negli schemi delle personalità controverse, nel blocco di quelli intelligenti che non si applicano, perché si rischia di non valorizzare a pieno quello che è stato il valore aggiunto di un gruppo immortale che ha ammaliato milioni di persone in tutto il mondo

Chissà perché certi abbandoni sono così netti e certe riconquiste così vaghe.

Chiara Gamberale

Non puoi ignorarlo, non puoi capirlo, bisogna semplicemente osservarlo e rendersi conto di essere alla presenza di un personaggio unico nella storia dello sport. Buon compleanno Dennis.