The light side of epidemics: Lo sport come resistenza e adattamento

Lo sport ha nella sua essenza una dimensione di superamento del limite: una tensione allo sviluppo e al miglioramento, una spinta verso qualcosa in più di quello che già è dato. Nella situazione assurda di questi giorni, questo spirito si è manifestato sotto diverse forme. Proprio a sottolineare una capacità di trasformazione degli ostacoli in mezzi, una propensione a non farsi fermare e anzi a reinventare e utilizzare l’impedimento verso un fine. La resistenza alla situazione negativa tramite un adattamento e un ripensamento del limite.

“Find another way”

Satchel Paige

Non è facile trovare un lato positivo, leggero di questo periodo. Passiamo le nostre giornate con un sottofondo di paura apocalittica e con l’incertezza di quando e come ricominceremo a fare tante cose che ci mancano. Siamo in una situazione per tutti inedita, di spaesamento e di limitazione. In questa condizione mi sono trovato a riflettere sulla natura dello sport come essenzialmente tensione a superare un limite: una spinta a trovare soluzioni di fronte alle avversità.

Negli ultimi giorni abbiamo visto un grande sforzo verso attività benefica e di aiuto di ogni tipo, ed è bello sapere della solidarietà dimostrata da tante persone. Hanno partecipato in modi diversi anche moltissimi tra atleti, organizzazioni e club, e ci hanno dato modo di apprezzare valori spesso associati allo sport come generosità, sacrificio e condivisione.
Allo stesso tempo, questo periodo ha tirato fuori un altro aspetto importante e forse più profondo, sicuramente meno evidente. E che ha qualcosa a che fare con dei tifosi robot che assistono ad una partita di baseball.

Sì, la questione è poco seria all’apparenza, anzi assolutamente triviale, ma anche per questo ha più di una funzione positiva in un momento simile. Sicuramente può far vedere the light side, il lato leggero di questo momento: può risollevare l’animo con il pensiero di questi simpatici tifosi surrogati (di cui solo alcuni rispettano l’indicazione di indossare una mascherina, e la cui vicenda approfondiremo in seguito). D’altra parte, mira a mettere in evidenza un elemento fondamentale dello sport.


Adattarsi all’assurdo

Da altre parti del mondo ci arrivano esempi di reazione alla crisi molto particolari, come quello di cui sopra. Qui parleremo di occasioni sempre semplici e legate alla sfera quotidiana e pratica. E anzi ognuna di queste espressioni ha un chiaro elemento di assurdità e ilarità. Ho trovato in questi casi, però, un particolare spirito di resistenza, radicato profondamente nell’essenza dello sport che stiamo cercando.

Proviamo a vedere cosa possono dirci quelle che sembrano manifestazioni di follia ed esagerazioni anche disperate. Dietro ognuno dei casi qui discussi penso possiamo vedere un tratto umano fondamentale: la capacità di adattarsi alle circostanze e resistere ad una situazione negativa. Di fronte a situazioni di crisi e di difficoltà siamo in grado di non rimanere inerti. Anzi sappiamo convivere con l’assurdo e tirarne fuori qualcosa di buono. Forse proprio qui c’è una caratteristica umana che lo sport esteriorizza in maniera esemplare.

“Life, uh, finds a way”

Dr. Ian Malcom – “Jurassic Park” (1993)

Iniziamo con un esempio relativamente serio, o almeno con qualche utilità sociale. La MLB, la lega professionistica di baseball degli Stati Uniti, ha reinventato le sue sedi per la produzione di divise da gioco, gestita da Fanatics. Adesso sta impegnando forza lavoro e materiali per produrre mascherine da distribuire per il Paese. Non mi sento in grado di esprimere un giudizio sull’efficacia di questa mascherina in funzione anti-contagio. Trovo però bellissimo questo camice, che sicuramente snellisce con le sue righine verticali.

https://www.cbssports.com/mlb/news/coronavirus-mlb-jersey-provider-fanatics-creating-masks-and-gowns-for-medical-workers/

Spettacolo ai tempi del Covid-19

Il rapper statunitense Ice Cube organizza annualmente un campionato estivo di basket 3 contro 3, la Big 3. Per dare qualcosa da vedere ai tifosi rimasti senza sport, ha pensato di trasformare la competizione in qualcosa di tanto simile al Grande Fratello quanto ad un torneo di pallacanestro. L’idea non ha raggiunto livelli avanzati di sviluppo. Il progetto consisteva nel documentare la convivenza e, ovviamente, le gare tra atleti testati e reclusi in una grande casa, munita di parquet e canestri.

L’idea di darci la possibilità di essere spettatori di qualcosa, ora che ne abbiamo bisogno – parliamo sempre di problemi relativi – è arrivata anche alle leghe professionistiche di pallacanestro e baseball degli Stati Uniti, NBA e MLB. Entrambe hanno organizzato tornei di esports tra i propri giocatori, ovviamente per ciascuno nel videogioco di competenza.


Ma l’NBA ha anche pensato di sviluppare la possibilità della competizione remota in termini più praticamente cestistici. Ha ideato un torneo di H.O.R.S.E. (il gioco dei tiri impossibili), a cui i giocatori potrebbero tranquillamente partecipare a distanza, nel loro comodo campo di casa. ESPN ha ottenuto i diritti; stelle attive e ritirate di NBA e WNBA hanno accettato di partecipare.

La prima fase del torneo si è svolta il 12 Aprile, senza momenti particolarmente emozionanti o prestazioni degne di nota (per gli standard di chi ha partecipato, il mortale che scrive fatica con il tiro libero). Dato confortante che esce però dall’evento è che anche i professionisti del basket possono avere problemi di connessione durante le videochiamate.

Sicuramente quando entrano in ballo trasmissioni televisive bisogna iniziare a considerare una volontà di guadagno economico accanto a quello che stavamo vedendo come genuina inventiva umana. Anzi, le varie implicazioni economiche di questa crisi sanitaria sono molteplici e necessitano di discussione approfondita, ma forse in altra sede.

Per il nostro obiettivo ci deve interessare lo sforzo creativo, che non è indifferente, anche dietro queste proposte. Qui, pure, si vede il segno dello spirito umano di resistenza e adattamento che stiamo cercando di evidenziare.


Manichini (e umani) con le mascherine

In Corea del Sud, l’emergenza sanitaria è stata gestita in maniera molto efficiente, tanto che è stato considerato possibile ricominciare la pratica di alcuni sport. I Lotte Giants del campionato di baseball mostrano come potremmo vederli scendere in campo nei prossimi giorni. Speriamo si ricordino di coprire anche il naso con la mascherina.

Tornando ai tifosi robot di cui sopra, anche a Taiwan si ricomincerà a breve a giocare a baseball, sport che prevede un livello minimo di contatto. Per ovviare all’assenza di spettatori, i Rakuten Monkeys hanno pensato di disporre circa 500 (!) manichini robot sugli spalti, con tanto di magliette, striscioni e mascherine. Siamo di fronte a qualcosa di geniale se l’idea stessa di “manichino robot” non è il punto che colpisce nella frase.


Abbiamo infine gli adattamenti tra i più semplici per continuare a fare sport, come quelli che stiamo facendo tutti quanti per continuare a muoverci e fare quello che ci piace.

Qui abbiamo due passaggi a distanza di sicurezza…

E qui due scambi al volo…


Lo sport nella ricerca

C’è un campo ancora diverso in cui possiamo vedere una reazione alla difficoltà di questo momento (ed è anche una conclusione tendente al serio dopo la nostra carrellata di follie). La Major League Baseball degli Stati Uniti sta cooperando con una delle ricerche più avanzate sulla natura del COVID-19. Il professor Jay Bhattacharya, dell’Università di Stanford, sta portando avanti un’indagine sulla reale diffusione del virus sul territorio degli Stati Uniti, insieme a ricercatori della University of Southern California e dello Sports Medicine Research and Testing Laboratory.

La lega di baseball è riuscita a mettere insieme oltre 10.000 persone tra giocatori, membri dello staff e rispettive famiglie come volontari per lo studio (con la garanzia di anonimato e del supporto dei medici delle squadre per chi dovesse averne bisogno). Questi riceveranno direttamente a casa il materiale per un’analisi, che necessita semplicemente di una goccia di sangue. L’idea di Bhattacharya è di individuare una particolare proteina che l’organismo umano produce in risposta alla presenza del Covid-19: non stiamo quindi parlando di 10.000 test di positività per una fascia privilegiata della popolazione, né di un tentativo di ricominciare a giocare.

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Lo studio è finanziato da privati e la MLB non riceverà alcun guadagno, ma sembra poter dare una mano enorme allo studio di questa misteriosa patologia. Grazie alla dispersione di giocatori e lavoratori della lega su quasi tutto il territorio statunitense, il campione dovrebbe dare un’idea sufficientemente precisa di quale sia lo stato di diffusione del virus al momento. Bhattacharya ha dichiarato che lo studio sarà un importante primo passo per avere una stima del numero di contagiati, dato fondamentale per iniziare a pensare ai tassi di mortalità o alla riapertura di parti dell’economia del Paese. L’intervento e la disponibilità della MLB – che significa anche dei singoli lavoratori e giocatori – dovrebbe permettere di conoscere nel giro di due settimane dati che, secondo Bhattacharya, sarebbe stato possibile avere altrimenti nel giro di anni.


“Intelligence is the ability to adapt to change”

Stephen Hawking

È incredibilmente interessante, a mio parere, osservare queste prove di creatività e fantasia, anche a livello semplicemente quotidiano e pratico. Possiamo apprezzare lo spirito umano di resistenza e adattamento, e di trasformazione dell’ostacolo di cui parlavamo all’inizio e che è così fondamentale per l’essenza dello sport.

Personalmente, mi è capitato di sentirmi molto meglio a vedere in atto l’abilità degli esseri umani di inventare qualcosa di sempre più folle pur di non accettare passivamente quello che si pone loro davanti: spero possa essere lo stesso per chiunque altro legga queste righe.

Altrimenti, pensare a tifosi finti muniti di mascherina può almeno far sorridere. E anche questo non è scontato al momento.