“What’s water?”: Jaylen Brown e la diseguaglianza sociale

Jaylen Brown è più di un giocatore di basket. O almeno, sa che può diventare qualcosa di molto più grande. Il ventitreenne statunitense ha osservato i problemi del suo Paese e li vuole combattere. Vuole spezzare i subdoli meccanismi di stratificazione sociale e discriminazione che vede indebolire concittadini e simili. Non solo, si è reso conto che per sradicare le diseguaglianze intorno a sé deve – e dobbiamo – prima capirle. E così ci porta un esempio assolutamente virtuoso: la capacità di comprendere a fondo una situazione di ingiustizia, e la voglia e il coraggio di condividere questa conoscenza con chi ne è privato.

“If you have a chance to accomplish something that will make things better for people coming behind you, and you don’t do that, you are wasting your time on this Earth”

Roberto Clemente

Jaylen Brown

“Too smart”

Un passo indietro. Jaylen Brown è un eccellente giocatore di basket. Solo al quarto anno in NBA, si è guadagnato un contratto da 115 milioni di dollari e ha davanti a sé un futuro molto promettente in una squadra giovane e divertente come i Boston Celtics. Già uscito dal liceo era stato valutato tra i migliori del suo livello. Dopo un anno di università è stato scelto tra i professionisti come terzo assoluto. Ma questo passaggio ha rischiato di non andare così bene. Brown veniva presentato come un formidabile atleta, ma con un grande difetto: Too smart. Secondo voci che giravano tra i dirigenti delle squadre NBA, Brown era troppo intelligente per giocare a basket da professionista. Per fortuna i Celtics non si sono lasciati intimidire.

Jaylen Brown è certamente molto intelligente e ha una personalità ed interessi molteplici e non convenzionali per il suo ambiente. Fuori dal campo è chitarrista e pianista autodidatta, appassionato di calcio, giocatore di scacchi, cultore della storia e della filosofia e conoscitore di spagnolo e arabo. È il più giovane vice presidente nella storia del sindacato dei giocatori di NBA, ha parlato dell’importanza della tecnologia e dell’istruzione ad Harvard e MIT e tenuto un TED talk sullo stesso argomento.

Perché il problema di too smart quindi? Da un lato, Brown – afroamericano – è una vittima di un sistema che non è abituato a convivere con l’idea di un giocatore di basket di colore con tendenze intellettuali. D’altra parte, questo è un ragazzo che in assoluto va oltre lo schema dell’atleta. Jaylen si fa domande e vuole capire il perché di quello che gli succede intorno e per alcuni questo arriva come arrogante e, sicuramente, come intimidatorio.


Berkeley

Nonostante le offerte di programmi molto competitivi per quanto riguarda il basket, dopo il liceo Brown ha deciso di autofinanziarsi una visita all’università della California a Berkeley. “When I visited there, the university fit me” ha detto dell’ateneo, che ha poi scelto di frequentare. Berkeley non ha un programma cestistico di livello altissimo, ma offre risorse accademiche impareggiabili. Non solo, Berkeley era probabilmente il posto giusto per un ragazzo con la voglia di capire il mondo intorno a sé e deciso a non farsi limitare nelle proprie decisioni e possibilità.

Per tutti gli anni ’60, Berkeley fu il centro di tutti i movimenti studenteschi di protesta che portarono poi alle mobilitazioni mondiali del ’68. A Berkeley, il 2 Dicembre 1964, il nostro Mario Savio tenne il suo storico discorso sulla libertà di parola. Il Free Speech Movement appunto, i movimenti pacifisti, per i diritti delle donne e delle minoranze razziali trovarono in quell’università e nei suoi studenti una forza incredibile. Per tornare a noi, quindi, Berkeley rappresenta in maniera esemplare l’idea di non farsi trascinare dalle forze che ci circondano, ma di comprenderle e agire in maniera indipendente.

There’s a time when the operation of the machine becomes so odious, makes you so sick at heart, that you can’t take part! You can’t even passively take part! And you’ve got to put your bodies upon the gears and upon the wheels … upon the levers, upon all the apparatus, and you’ve got to make it stop! – Mario Savio

“What’s water?”

We’ve got two young fish swimming one way and an older fish swimming the other way. They cross paths and the older fish says: ‘What’s up guys, how’s the water?’ The two younger fish turn around and look back at the wiser fish and ask: ‘What’s water?’

David Foster Wallace

Queste parole sono di David Foster Wallace, grande scrittore statunitense, e vengono riprese da Jaylen Brown in una sua intervista del 2018 per The Guardian. La parabola vuole mostrare come non sia scontato accorgersi di cos’è ciò in cui viviamo – o nuotiamo, e come possa servire qualcuno che ce lo mostri. Brown usa la frase per parlare del ruolo che Martin Luther King Jr. (“someone special“) ha avuto per gli afroamericani, per il suo Paese e per il mondo in generale. Jaylen sa di essere fortunato perché ha capito cos’è l’acqua in cui nuota, e sta facendo quanto può perché altri se ne accorgano. Dice: “Just because I’m the outlier in my neighbourhood who managed to avoid the barriers set up to keep the privileged in privilege, and the poor still poor, why should I forget about the people who didn’t have the same chance as me?“.

Jaylen ricorda il momento in cui ha iniziato a vedere l’acqua. All’università, pianse leggendo di come le scuole creino e riproducano strutture per la diseguaglianza sociale, dando opportunità solo ad alcuni. Lui stesso aveva sperimentato il meccanismo: al liceo aveva potuto percepire la differenza tra le classi “avanzate” (per alunni considerati più portati come lui) e non. Tanti ragazzi come lui non avevano avuto la sua stessa possibilità, uno studio avanzato che indirizzasse all’università.


Qualcuno deve vincere, e qualcuno deve perdere

The idea of America is that some people have to win and some people have to lose, some people have to be the next legislators and political elites and some have to fill the prisons and work in McDonald’s. That’s how America works. It’s a machine which needs people up top, and people down low.

Jaylen Brown

Un ragazzo come Jaylen è uno che ha avuto la fortuna, oltre al talento sportivo, di una famiglia che valorizzasse lo studio. Ma soprattutto di una famiglia che fosse in grado di provvedere a materiali, spostamenti e supporti necessari per farlo studiare, oltre ad avergli dato una predisposizione fin da piccolo. Bambini e ragazzi come lui, parte di minoranze razziali o nati in contesti depressi economicamente, hanno uno svantaggio in partenza. Brown ha detto di essere stato un outlier, un’eccezione. A chi parte nella sua condizione, di solito non va così bene.

Amartya Sen, premio nobel per l’economia nel 1998, ha introdotto negli studi dello sviluppo la teoria delle capacità. Secondo Sen la povertà va intesa, oltre alla disponibilità di ricchezza, anche come impossibilità di migliorare la propria condizione. È povero – tragicamente povero – chi non è in grado di uscire dalla sua condizione disagiata. E a tante persone simili a Brown viene negata ogni possibilità di uscire dalla povertà, di migliorare il proprio futuro e quelle delle proprie famiglie. Tanta gente è anzi destinata – o sicuramente indirizzata – al carcere, ai lavori più infimi.

Jaylen ha ricevuto degli strumenti per capire questi problemi. Ha avuto la possibilità di razionalizzare la sua esperienza e il suo dolore. Ora ha come obiettivo combattere la diseguaglianza che ha vissuto e le strutture che la perpetuano. E per il come, vuole provare ad essere il pesce anziano ed esperto che mostra agli altri cos’è ciò in cui nuotano.


Jaylen Brown con i Boston Celtics

Un progetto

He’s a guy that’s going to use basketball to do great things in life.

Dirigente NBA, su Jaylen Brown

Brown ha già trovato i suoi modi di essere più che un atleta e di aiutare gli altri. Come abbiamo visto, ha partecipato a varie conferenze, ma si sta adoperando anche in maniera più diretta. Non ha dimenticato chi non ha avuto una fortunata sorte da outlier, chi è rimasto costretto sulla strada da loser imposta.

Jaylen cerca il contatto proprio di queste vittime del sistema che a lui appare ingiusto. Ha iniziato il suo progetto, con l’idea di informare, connettere e creare opportunità per i ragazzi a rischio di rimanere indietro. Ora, proprio come il pesce anziano della parabola, visita i centri di comunità e per l’infanzia. L’obiettivo che si è posto è di mettere in piedi una rete ampia ed accessibile. Per questo l’interesse verso la tecnologia di cui sopra.


Lo sport come meccanismo di controllo

Sports is a way to channel our energy into something positive. Without sports who knows what half of these kids would be doing?

Jaylen Brown

Jaylen ha anche avuto modo di riflettere sulla sua esperienza come sportivo e sul sistema sportivo statunitense più in generale. Ha colto una dimensione ambivalente e molto interessante dello sport nel suo Paese. Per lui, e altri come lui, lo sport è la finestra verso una vita migliore, per sé e per la propria famiglia. Per tanti giovani, uno stimolo sportivo è un modo per distrarsi da situazioni difficili, per incanalare le proprie energie in qualcosa di positivo. Ma – secondo Brown – la valvola di sfogo nello sport, praticato e seguito, ha anche un risvolto negativo. Lo sport si trasforma anche in un modo per limare il malcontento di chi viene tenuto ai margini. Funziona da sovrastruttura marxiana, per abbellire e nascondere qualcosa di più profondo e meno intellegibile.

Brown è infatti abbastanza coraggioso da denunciare apertamente quello che molti intorno a lui non vedono o non vogliono vedere: “So some people think racism has dissipated or no longer exists. But it’s hidden in more strategic places.” – ha detto in un’intervista a Donald McRae. A tal riguardo, ha parlato dell’ostracizzazione di Colin Kaepernick dalla NFL. Nel 2016, Kaepernick, anche lui afroamericano, decise di inginocchiarsi durante l’esecuzione pre partita dell’inno statunitense. La sua protesta, raccolta da numerosi colleghi, fu un seguito a una serie di morti di afroamericani causate dalle forze dell’ordine. La questione è anche la stessa che ha dato origine al movimento Black Lives Matter. Kaepernick è stato escluso dalla lega per le sua azioni; probabilmente è sempre stato cosciente del rischio nel suo prendere posizione.

Eli Harold, Colin Kaepernick ed Eric Reid

Brown prende Kaepernick (come Dr. King, “A special person“) come esempio del coraggio necessario per mandare un messaggio. Per far vedere che qualcosa non va e per dare una spinta verso il cambiamento.


Covid-19 e diseguaglianza sociale

Social inequality, gender inequality, inequality in education, poverty, lack of resources, cultural biases, and other various societal imbalances […] have yet to be vaccinated

Jaylen Brown

Questo 19 Aprile, Brown si è anche espresso riguardo alle conseguenze della pandemia causata dal virus Covid-19 sul suo Paese, ad oggi quello colpito più duramente. In una colonna su The Guardian, ha parlato con lucidità dei problemi che i suoi compatrioti stanno vivendo. Come si è proposto di fare, ha voluto guardare in particolare a chi è in difficoltà. E a maggior ragione, a chi è in difficoltà per la situazione in cui si è trovato, o è stato messo.

Negli Stati Uniti, dove la sanità è quasi totalmente privata, molte persone in condizione di povertà non sono in grado di ricevere cure mediche. Non solo, parliamo di una situazione dove la povertà è concentrata nelle aree urbane, anche piene di senzatetto, dove il contagio è molto più facile. E in modo assurdo, sono proprio le persone in queste condizioni che ora si trovano con la non-scelta tra andare a lavorare e mettere a rischio la salute propria e dei familiari o restare a casa e trovarsi senza i soldi per la spesa.

Nella sua colonna, Jaylen parla ai suoi compatrioti e chiede di non allontanarsi, ma di rimanere vicini ed aiutarsi l’un l’altro. In maniera pratica, indica a tutti un modo per dare una mano a chi sta soffrendo in modo maggiore. E ricorda con intelligenza che questo virus sta solo esponendo problemi profondi, diseguaglianze sociali ed economiche radicate nel profondo delle strutture statunitensi e non solo.


Great things

Dalla posizione di visibilità che si è guadagnato – e che è stato fortunato a raggiungere – Brown si ricorda di chi lì non è arrivato. Ha una visione chiara e un concreto obiettivo. Ha delle risorse, dei mezzi e sa quale può essere un loro uso efficace. E cosa più importante, ha il coraggio di parlare e di mettere in moto qualcosa; nelle parole di Mario Savio, è pronto a mettere il corpo sugli ingranaggi. Ha quello che serve per comportarsi da individuo special, per seguire a modo suo Martin Luther King Jr . Ha la concreta possibilità di interpretare il ruolo del pesce anziano per tanti che hanno bisogno di accorgersi dell’acqua. È un ragazzino di ventitré anni ma ha già messo le basi per essere molto più di un giocatore di basket.